La guerra dei filosofi


A colpi di citazioni, si è ieri sera consumata, nel Consiglio Comunale, la sanguinosa Guerra dei Filosofi. L’un contro l’altro armati, Pope Palpatine e il filosofo Popper si sono sfidati in un duello all’ultima citazione.

Ma prima di arrivare a tale sublime momento di puro pensiero, affrontiamo l’altra questione discussa al consiglio comunale, 90 lavoratori del CFP (Centro formazione professionale) che da due mesi non percepiscono lo stipendio. L’azionista di maggioranza del CFP è il Comune, manco a dirlo. Ottini (PD) presenta l’interpellanza: perché i 90 lavoratori lavorano senza il “dovuto e sacrosanto stipendio”, e perdipiù senza contratto? Perché perché perché?

Perché no, così si potrebbe riassumere la risposta del sindaco,  che dice che il CFP è in una “fase di transizione”, e si lamenta che i lavoratori “sono andati sui giornali prima di contattare noi”. Se c’è un problema, call Cattaneo, e ci mettiamo d’accordo. La disponibilità del sindaco, per carità, è cosa bbbuona, ma non dimentichiamoci che non tutto è riconducibile alla logica “tarallucci e vino”. E poi, il sindaco ricorda che l’amministrazione comunale si è mobilitata: i contratti dei lavoratori sono quasi pronti, il salario degli ultimi due mesi forse lo riceveranno fra poco, e comunque sono tutte “piccole questioni burocratiche”. Forse, quasi, quasi, forse… Ehmbé, e che vuoi di più?

L’amministrazione comunale, infine, così si difende: “evitiamo strumentalizzazioni politiche” della vicenda. Ormai è una parola magica: STRUMENTALIZZAZIONE. Un passe partout per evitare di scendere nel merito, per rigettare ogni critica dicendo che è faziosa e bla bla bla, specchio riflesso ti butto nel cesso.

Ottini non demorde: con voce stentorea e fiero cipiglio sottolinea che “ci si preoccupa di più dell’immagine dell’amministrazione che del salario di 90 lavoratori”, e che lui seguirà tutta la vicenda, punto per punto, pronto a risollevare in consiglio comunale la questione, ogni settimana, finché non sarà risolta. Ah Ottini, e che fffai? Fin’ora non ha sbagliato un colpo, l’Ottini: gli mancano solo la maschera, il costume in latex e la calzamaglia spandex e diventa il supereroe del consiglio comunale!

Ed eccoci alla guerra dei filosofi… tenetevi forte, perché qua si va d’intelletto, e i neuroni potrebbero friggersi fulminati da citazioni folgoranti… Si discute di libertà d’informazione in Italia (do you remember?), mozione presentata dai consiglieri di minoranza sull’onda lunga della manifestazione del 3 ottobre. Parte Sacchi, primo firmatario della mozione, ricordando la discussione al Parlamento Europeo (in cui l’Italia è stata messa sotto esame proprio su questo punto, vedi l’intervento esplosivo dell’europarlamentare Sonia Alfano, qui). All’inizio sdrammatizza: “non c’è da gridare al lupo al lupo”. E subito dopo affonda: “si vuole imporre una sovranità limitata all’informazione”.

La risposta della maggioranza, affidata al consigliere Guerini, è pensosa:

“mi ha colpito la parola anestetizzare l’informazione”

“ho riflettuto”

“se riflettiamo, siamo come addormentati, nel nostro torpore” (e un certo torpore, in effetti, inizio a sentirlo…)

“c’è una polarizzazione delle testate giornalistiche” (polarizzare gli scudi!!!! Gridò il comandante dell’Enterprise)

“l’Italia è sempre stata un paese moderato” (per l’appunto, anestetizzato?), ecco perché vince il PDL

“un partito moderato, liberale, postideologico” (Post che?!!???!?! Liberal che?!?!?! Moderato dove?!?!?!?!)

“ci sono modelli di comunicazione artefatti e disgustosi” (Mary de Filippibus? Emilio Fede? Minzolini? No! Annozero, vade retro!!!!)

Teilhard de Chardin

Teilhard de Chardin

E infine, dopo tanto torpore, ecco il guizzo filosofico, ecco il colpo di genio che ridesta la platea: Guerini evoca Teilard de Chardin (che nella sua pronuncia diventa Gilette de SSSciurdjin), gesuita e filosofo francese, che ebbe a dire “l’etica finora vigente crollerà”, con il rischio che si ingeneri un “terrore giacobino”. Zac! le ghigliottine. Zac! il taglio, Splash! le carni maciullate. Squash il sangue schizzato! “Dategli le briosche”, e iniziò la fine. Come meglio descrivere la pretesa di avere libertà d’informazione, se non come una robespierrata truce e malefica che taglia teste e spruzza sangue? STRUMENTALIZZAZIONE, e azzittitevi!!!

E qui raggiungiamo il vertice emotivo della concione di Guerini: indispettito dall’assenza temporanea del sindaco, nonché di gran parte dei consiglieri di maggioranza, sbotta: “Vorrei ci fosse anche il sindaco!!!!!”. La trachea inizia a gonfiarsi, la vena sulla tempia pulsa ritmando la seconda invettiva: “Noi consiglieri non siamo qui a fare le FIGURINE!!!!!”. Corbezzoli, se n’è accorto solo ora? La premiata ditta Abelli & “amici fraterni” ce l’avrà, quantomeno,  l’album delle figurine da collezionare? Giusto per non dimenticarsi dei consiglieri fedeli. “Se ci prepariamo ci farebbe piacere essere ascoltati!!!”. Ed infatti è ben preparato, come in tutti i suoi interventi: il discorso è scritto e approntato con ore e ore di prove di lettura. I decibel esplodono, Guerini è paonazzo e fumante, e il Presidente del Consiglio comunale, Sgotto, interviene:

“Guerini, si calmi!!!”

“PRIMA PARLO IO, E POI PARLA LEI, SGOTTO!”

“Io le tolgo la parola!!”

“E IO FINISCO LO STESSO IL DISCORSO”.

Si salvi chi può (Bruni, PDL, commenterà: “Guerini si è lasciato un attimino prendere la mano”)…

Guerini, nonostante Sgotto gli spenga il microfono, continua a parlare, sopperendo alla mancanza di amplificazione fonica con la potenza della laringe. Ha da leggere un passo dell’Enciclica di Bendetto XVI Caritas in Veritate, se no il discorsetto che si è redatto non giunge a conclusione. “La nostra conoscenza, anche la più semplice, è un piccolo prodigio”. Eppure è modesto: che abbia saputo leggere, e con la dovuta enfasi, l’intervento preparato e stampato su fogliettini a caratteri cubitali testimonia, quello sì, di una “conoscenza” che è alquanto “semplice”, se non primitiva. “Un piccolo prodigio”.

Sgotto è sgomento, lo redarguisce ma a nulla serve: Dark Pope of the Sith, alias Benedetto XVI, va citato per filo e per segno. Chi meglio dell’ex capo della Santa Inquisizione (oggi la chiamano Congregazione per la dottrina della fede, w il politically correct), nonché attuale fanatico dell’oscurantismo, può testimoniare a favore del pluralismo delle opinioni? (Si, lo so, sono un vetero comunista relativista vegetariano antilife mangiapreti mangiabambini laicista radical chic. Ma soprattutto, sono fazioso. Mea culpa).

Comunque, dopo lo scontro con Sgotto (svolto a colpi di urla da tenore che neanche Pavarotti), Guerini abbandona il Consiglio. Solo per mezz’oretta, poi torna e, a braccio, pronuncia le fatali parole: “Chiedo scusa, forse sono stato preso… ehm… uh… da questo… ohhh… modo di NON fare…”. Quando il discorso non è bello scritto… si vede. Sgotto, impietosito, taglia corto: “Scuse concesse e accetate”.

Karl Popper

Karl Popper

Ormai la guerra dei filosofi è iniziata, Gillette de Sciur Juan e Pope Palpatine sono scesi in campo e tocca alla minoranza ribattere. Ci pensa Ferloni, che parla di Popper, il filosofo della scienza, quello del fallibilismo come metodologia epistemologica. Urca! La scienza procede perché ogni teoria è strutturalmente aperta alla verifica, e quindi alla smentita. Così come dovrebbe fare l’informazione. Vinegrette de Taillerand batte in ritirata, e a fronteggiarsi, a questo punto, rimangono solo Darth Pope Palpatine e Popper. Palpatine prima suona la marcia imperiale, poi sferra il terribile Calcio Rotante della Scarpetta Rossa di Prada (limited edition), ma Popper para il colpo e ribatte con La Pipa Megatronica – Raggio Laico Ultrastellare.

Ferloni inclaza: il problema è il pluralismo delle fonti di informazione, in una nazione in cui più dell’80% delle persone guarda la TV e basta, e il restante risicato 20% legge qualche giornale, o almeno li compra per asciugare le finestre lavate. La maggioranza contrattacca. Per Bazzani stiamo meglio che a Pechino e all’Avana. Di più non dimandare. Arcuri accusa: “Perchè non avete risolto voi il conflitto di interessi?”, “De Benedetti non è nostro!”. Gelo. Come negare l’evidenza che il gruppo l’Espresso è controllato politicamente dai suoi proprietari? Berlusconi, certo, è il magnaccia delle televisione e di un bel pezzo della stampa, ma anche la sinistra, nel suo piccolo, ha i suoi bei conflitti di interesse, e ha i suoi bei giornali controllati grazie ai pacchetti azionari di imprenditori vicini. Non è un caso se in mezzo a tanto servilismo giornalistico spicchino gli unici due giornali a tiratura nazionale veramente indipendenti, Il Fatto e Il Manifesto: sono indipendenti per la semplicissima ragione che sono di proprietà dei giornalisti stessi, nienti capibastone. Così come parimenti spiccano, per contrasto, i blog liberi, primo fra tutti quello di Grillo ma anche Byoblu, Piero Ricca e tanti altri. E le realtà di citizen journalism, quale Giornalettismo. Tutti questi mezzi di informazione senza padroni non sono stati nemmeno nominati in Consiglio Comunale: una certa arretratezza culturale della nostra classe politica non ci stupisce più di tanto. Il fatto lapalissiano che l’informazione può essere libera solo se non ha padroni, è stato ricordato dal solo Ferloni.

La mozione dei consiglieri di minoranza viene respinta. Così finisce, senza gloria, la guerra dei filosofi. Mi sia permessa una citazione a tema: “il sonno della ragione genera mostri”. Vi lascio con la partita di calcio dei filosofi:

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