Risposta a Franco Osculati


Proviamo qui a commentare puntualmente all’articolo di Franco Osculati apparso sulla Provincia Pavese di venerdì 13 Novembre 2009.

La sua tesi che pubblico e privato possono essere equivalenti per la gestione del S.I.I. (Servizio Idrico Integrato)  non ci convince affatto.  Ipotizziamo ad esempio, che entrambi diano la stessa qualità del servizio con gli stessi costi. Fatto 100 questo costo, nel caso del pubblico noi utenti pagheremmo una tariffa che copre il costo 100 del servizio in quanto il pubblico cerca solo il pareggio di bilancio. Nel caso del privato invece noi utenti pagheremmo 110 o 120 o 130 ovvero il costo del servizio più il margine di guadagno che qualsiasi privato ricerca legittimamente.

In corsivo i nostri commenti.

Gestione pubblica o privata? Le regole da rispettare
Battaglia aperta sull’acqua
FRANCO OSCULATI / PAVIA
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La recente decisione di indire la gara per la gestione del servizio idrico integrato, assunta dall’Aato della provincia di Pavia, suscita alcune considerazioni e suggerisce qualche proposta.
Commento: Suggeriamo a Osculati di usare la giusta terminologia. La gara ha come oggetto la ‘erogazione’ del S.I.I. non la ‘gestione’.
La gara, in sede locale, e quanto si sta approvando dal Parlamento nazionale in merito ai servizi pubblici locali, riaccendono il dibattito su pubblico e privato. E’ preferibile la proprietà pubblica del soggetto gestore di tali servizi?
Commento: La proprietà pubblica del gestore del S.I.I. non e’ in discussione in questa gara. A Pavia Acque s.r.l. quale Società Patrimoniale a capitale pubblico le varie ASM della Provincia di Pavia hanno conferito o stanno conferendo la gestione. A gara è stato messo il servizio di erogazione agli utenti.
Forse sì, ma per sostenere la superiorità del pubblico non basta osservare che solo la proprietà pubblica sottrae servizi pubblici importanti, come l’acqua, alla logica del profitto. Anzitutto, perché questa logica non è incompatibile con l’erogazione di buoni servizi.
Commento: Giusta osservazione. La logica del profitto non è antitetica all’erogazione di buoni servizi. E’ altresì vero però che il soggetto privato non gestisce bene sempre e comunque in assoluto (altrimenti le aziende private non fallirebbero mai) ma lo fa per varie ragioni fra cui la più importante è trovarsi in regime di concorrenza. L’affidamento per 10 anni a un unico privato non è buona concorrenza, per usare un eufemismo. Si tratta della creazione di un monopolio.

Per esempio, il presidente di Asm Pavia osserva: «I francesi (della Veolia)… possono contare su un bacino di 110 milioni di utenti» («La Provincia Pavese» dell’8 novembre). Non sarà che tutti questi 110 milioni, e i loro rappresentanti, sono dei sempliciotti che si accontentano di poco. Tra l’altro, molti di essi sono francesi, ed è noto che la Pubblica Amministrazione locale d’Oltralpe sa contrattare con i fornitori privati molto bene, ovvero: salvaguardando l’interesse pubblico.
Commento: Sarebbe più interessante che Osculati citasse i dati sulla soddisfazione degli utenti per la gestione Veolia oppure almeno il trend di tali dati. Forse molti dei 110 milioni (ammesso e non concesso che siano veramente tanti) sono scontenti. La città di Parigi sta tornando indietro e sta riaffidando al pubblico.
Il profitto. In secondo luogo, nel pubblico non c’è la logica del profitto, ma si possono verificare varie situazioni di sfruttamento di utenti e contribuenti sotto forma di inefficienze, clientelismi e disservizi. Quasi inutile ricordare il caso di molte aree del Mezzogiorno, dove non opera Veolia, e dove le condizioni del servizio idrico integrato sono indegne.
Commento: Sembra di leggere fra le righe la seguente tesi: il privato sarà anche accecato dal profitto ma il pubblico è peggio. Vedi quello che succede nel Mezzogiorno d’Italia. Dobbiamo quindi scegliere il meno peggio? A questa logica del meno peggio, mi spiace, ma non ci sto.

Il fatto che, talora, le tariffe applicate dai soggetti pubblici siano più basse di quelle applicate dai soggetti privati assume un ben scarso significato, visto che comunque l’intero dei costi del servizio si paga: se non in tariffa, mediante la tassazione generale, tassazione che da noi non è affatto progressiva.
Commento: che le tariffe debbano coprire i costi del S.I.I. non è in discussione da nessuno. Fuorviante e sbagliato porlo in questa discussione.
L’alternativa. In terzo e ultimo luogo, per rendersi convinti che pubblico o privato può essere un’alternativa di scarso significato, si prenda in considerazione l’aspetto degli investimenti. Di investimenti nel settore idrico in Italia c’è molto bisogno.
Commento: Nella provincia di Pavia il problema è sicuramente minore. Infatti dalla lettura della ricognizione delle opere idriche facilmente scaricabile dal sito dell’ATO (www.atopavia.it) si scopre che 11 acquedotti su 12 della Provincia di Pavia hanno un giudizio complessivo che oscilla fra sufficiente e buono (una sola insufficienza) e ben 17 depuratori su 18 hanno un giudizio sufficiente o buono. Nessun giudizio completamente mediocre. La necessità di investimenti rilevanti a Pavia è tutta da dimostrare.
Se vengono realizzati dal privato, essi sono remunerati dal profitto. Se gli investimenti sono a carico del pubblico, si ricorre al debito pubblico che, come è noto, non è che non costi nulla al contribuente. Dunque, da questo punto di vista, la differenza tra profitti privati e interessi del debito pubblico, se è presente, può/deve essere ridotta al minimo da appositi sistemi di regolamentazione.
Commento: Infatti gli investimenti sono a carico del pubblico che finanzierà gli investimenti con credito raccolto da Finlombarda. Questi investimenti li pagheranno gli utenti con l’incremento delle tariffe. Nessun incremento del debito pubblico è previsto, quindi.
La proprietà. E allora la scelta politica per la proprietà pubblica del gestore non può essere compiuta «in negativo», asserendo che l’altra, la privata, è peggio. E’ invece necessario ragionare «in positivo», dimostrando che la proprietà pubblica è meglio. In questo momento, in Italia e in sede locale, la proprietà pubblica sarebbe preferibile se fossero verificate alcune condizioni. Richiamerei l’attenzione su due di queste:
– La proprietà pubblica deve ricercare la soddisfazione dell’utente, ma non può perdere di vista la condizione del lavoratore. Soggetti pubblici che utilizzino a man salva contratti lavoro co.co.co., co.co.pro, di somministrazione, con partita Iva esclusiva, e via precarizzando soprattutto i giovani, in cosa si distinguono dai soggetti privati?
Commento: A Osculati è noto che il bando di gara palesemente sottovaluta la “condizione del lavoratore” come lui la definisce? Nel disciplinare di gara è previsto che uno dei 5 criteri tecnici per valutare le proposte sia, cito testualmente, il “piano di riutilizzo del personale delle gestioni preesistenti” che però pesa solo 10 punti su un totale di 100 punti che si possono in totale assegnare. Il piano di riutilizzo del personale delle attuali ASM vale quindi solo il 10% sul giudizio totale. Gli aspetti economici valgono per l’ATO il doppio (20 punti su 100). Questa gara si sta facendo sulla pelle dei lavoratori !! Altro che co.co.co. e co.co.pro. precari…

– La proprietà pubblica ha il dovere di funzionare almeno allo stesso livello di efficienza del privato.
Commento: Qui traspare la posizione ideologica, pregiudiziale di Osculati. Il privato ha sempre e comunque un elevato livello di efficienza mentre il pubblico può al massimo ambire a raggiungere tale livello. Esistono invece buone e cattive gestioni sia nel pubblico che privato. Semplicemente. Dipende dai dirigenti, dalle risorse e dalle normative far funzionare bene la gestione pubblica che può (udite, udite) superare anche il livello di efficienza del privato.
Nel settore idrico sono presenti economia di scala. Le Asm e le altre imprese idriche della provincia si presentano alla gara riunite in un Ato. L’Ato, associazione temporanea di impresa, è però un orpello giuridico buono, nel migliore dei casi, per vincere la gara, ma non per gestire al meglio. Pertanto, le Asm prendano l’impegno, a gara conclusa, di procedere alla fusione industriale.

La tariffa. Infine, una tariffa idrica relativamente elevata ha il pregio di scoraggiare gli sprechi.  Commento:Su questa stregua si può suggerire di vendere il pane a 20 euro al chilo. Sicuramente si ridurrebbero gli sprechi ma temo che molti soffrirebbero la fame!. Come in altri casi, misure opportune dal punto di vista della salvaguardia ambientale confliggono con normali obiettivi di equità distributiva. Motivo di più per attrezzare sollecitamente il sistema tributario nazionale e locale con sgravi per i redditi più modesti e per i carichi di famiglia.

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