APPELLO ALLA CITTADINANZA E ALLE ISTITUZIONI 4


Il razzismo esiste ovunque vivano gli uomini. Il razzismo è nell’uomo. Si è sempre lo straniero di qualcuno. Imparare a vivere insieme, è questo il modo di lottare contro il razzismo.
Bisogna combattere il razzismo perchè il razzista è nello stesso tempo un pericolo per gli altri e una vittima di se stesso. E’ in errore e non lo sa o nn vuole saperlo. Ci vuole coraggio per riconoscere i propri errori. Non è facile ammettere di aver sbagliato e criticare se stessi.
Il razzista è prigioniero delle sue contraddizioni e nn ne vuole venire fuori. Quando uno riesce a uscire dalle sue contraddizioni, va verso la libertà. Ma il razzista nn vuole la libertà. Ne ha paura. Come ha paura della differenza. L’unica sua libertà che ama è quella che gli consente di fare qualsiasi cosa, di giudicare gli altri e di permettersi di disprezzarli x il solo fatto di essere diversi.

L’uomo non può amare assolutamente tutti quanti, ed è talvolta obbligato a vivere con gente che non ha scelto. Potrà vivere l’inferno e trovare in quella gente mille difetti. E ciò lo avvicinerà al razzismo. Poichè il razzismo giustifica le sue repulsioni con le caratteristiche fisiche. Ecco cosa dice il razzista: “poco importa di conoscere i pregi e i difetti di una persona. Mi basta sapere che fa parte di una determinata comunità per rifiutarla.” Si appoggia alle caratteristiche somatiche per giustificare il suo rifiuto di una persona.

Tahar Ben Jelloun – tratto da Il razzismo spiegato a mia figlia

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di Cgil Pavia e Unicef Pavia

Il giorno 27 Novembre 2009, per decisione del Comune, il nucleo dei Rom che vive a Fossarmato sarà sgomberato e disperso nella città, stessa sorte per due famiglie di Via San Carlo.

Il Comune si è impegnato a trasferire nella struttura di accoglienza di Via San Carlo alcune delle famiglie di Fossarmato che hanno dimostrato di volersi integrare. Per tutti gli altri, la strada. 

La recente esperienza di sgombero della ex Snia che ha coinvolto 200 Rom dovrebbe avere insegnato che le persone rimangono comunque sul territorio (ora sono 150) e che nessun patto che unisca solidarietà e legalità può reggere, senza progetti di accoglienza e sostegno all’integrazione.

Con “patto” intendiamo il binomio “diritti/doveri”: i diritti comportano di dar vita a progetti centrati sul lavoro per gli adulti e sulla scuola per i bambini.

I doveri riguardano invece l’assunzione di responsabilità e l’osservanza delle regole di convivenza civile: se queste non vengono rispettate, il patto decade.

Da anni il mondo del volontariato chiede all’amministrazione comunale un’azione di questo tipo: e’ stata chiesta alla giunta passata, lo si ripete ora.

Se tra le famiglie di Fossarmato ci sono uomini difficilmente difendibili, la cui presenza ha creato forti tensioni nel quartiere ed esposto l’intera comunità Rom al dileggio ed alla ostilità, altri – e sono la maggioranza – tentano di essere lavoratori responsabili e genitori che danno valore alla scuola per i figli, pur tra mille difficoltà legate ai pregiudizi, alla crisi economica ed a un diverso stile di vita.

Le assistenti sociali del Comune svolgono un importante lavoro di educazione, in particolare sui minori e sulle donne, al pari dei volontari della Associazione “Fuori Luogo” e della Comunità di Sant’Egidio, che a Pavia seguono il doposcuola di bambini e bambine. Occorre però che questo impegno non sia stato vano: bisogna almeno garantire che tutti, davvero tutti, possano terminare questo anno scolastico.

In merito a cosa succederà ai bambini Rom dopo lo sgombero il Comune ha formulato una proposta che valutiamo irrealizzabile: propone infatti che tutti i 12 bambini sgomberati siano ospitati in una comunità, pur sapendo che i genitori non si separeranno mai dai loro figli né i figli dai loro genitori.

In questi giorni si sono celebrati a Pavia e in tutto il mondo i 20 anni della “Convenzione sui diritti dell’infanzia”. Così recitano alcuni articoli di questa Legge del nostro Stato: art. 2: «Si adottano tutti i provvedimenti affinché il bambino sia tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalle attività dei suoi genitori»; art. 3: «In tutte le decisioni relative ai bambini l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente»; art.12: «Si darà al bambino la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura che lo concerne».

Se non si scommette sui bambini, su questa “seconda generazione” che frequenta le nostre scuole, che e’ diventata amica dei nostri figli, l’integrazione sarà sempre più difficile e la sicurezza urbana soltanto uno slogan. Dobbiamo offrire a ciascuno e a tutti i bambini Rom la possibilità di rompere il circolo vizioso di povertà, isolamento e pregiudizio, per costruire le basi di una reale convivenza di cui abbiamo un profondo bisogno .

Con questo appello chiediamo pertanto e solamente di pensare all’interesse superiore dei bambini e delle bambine, di non procedere proprio nel freddo dell’inverno allo sgombero di Fossarmato ma di attendere ancora qualche mese per giungere al termine dell’anno scolastico .

Ci rivolgiamo alla comunità cittadina, alle istituzioni ed al mondo del volontariato perché, pur nella fermezza del rispetto delle regole di convivenza, prevalga ancora la capacità di dialogo ed il senso di umanità e che ha sempre contraddistinto la città di Pavia.


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4 commenti su “APPELLO ALLA CITTADINANZA E ALLE ISTITUZIONI

  • Giovanni Giovannetti

    il 27 novembre il Comune ha gettato in mezzo a una strada 30 persone e 15 bambini e da parte vostra solo la riproposta di un nostro volantino della settimana prima dello sgombero, volantino ormai datato, sottocritto da tutti e non da voi. E Allora che fate? Aderite? prendete una pubblica posizione, dite la vostra sul diritto di questi minori alla scuola e alla famiglia? Chi ve lo sta impedendo? La “destra” interna? O da Genova non è ancora arrivato l’okkei…