A Pavia arrivano i SANS PAPIERS


Iolanda Nanni

Finalmente se ne parla, anche a Pavia, anche nella nostra città, che si fa di giorno in giorno sempre più fredda ed impermeabile a certi temi scottanti come quello degli immigrati nel nostro territorio ed al sostegno alla loro integrazione sociale, alla loro regolarizzazione. Arrivano i Sans Papier, proprio a Pavia, una città sempre più per vecchi, soprattutto alla luce degli ultimi provvedimenti di chiusura del centro sociale giovanile Barattolo, nonché delle telecamere in centro piazzate per sorvegliare la “movida” pavese (ovvero i ragazzi che spendono pochi euro per una birra e un kebab e vanno a mangiarsela in piazza Duomo o in zone limitrofe) e la scarsa attenzione di questa giunta ad intraprendere iniziative creative che attraggano i giovani dalla fascia adolescenziale a tutto il periodo universitario. Una città per vecchi ha bisogno di molte badanti e infatti, di donne dei paesi dell’Est, ce ne sono molte e le si vedono passeggiare lungo viale Matteotti, chiuse fra loro, diffidenti verso i pavesi, anche verso quelle associazioni che potrebbero dar loro una mano come “Ci siamo anche noi”, presieduta da Carmen Silva che – proprio ieri sera – in occasione dell’incontro con il portavoce dei Sans Papiers mi raccontava di quanta fatica si possa fare a mettersi in contatto con loro per aiutarle, per strada, perché – diceva – pensano che io sia italiana e allora non si fidano. Non si fanno aiutare, si isolano e rimangono fantasmi nell’ombra.

Proprio l’associazione di Carmen, “Ci siamo anche noi” (http://www.cisiamoanchenoi.net) che si occupa di integrazione degli immigrati nella società pavese, ha promosso quest’interessante serata che ha permesso a molti di noi, cittadini informati, di assistere ad una testimonianza dal vivo di Ohran Dilber, rifugiato politico turco-curdo in Francia, che fornisce il proprio supporto ai Sans Papiers dando loro voce in tutta Europa e contro il silenzio agghiacciante dei media.

I Sans Papiers, letteralmente “senza documenti” sono i clandestini, migliaia e migliaia di immigrati che, per la maggior parte, svolgono lavori in nero come muratori, infermieri, badanti, addetti alle cucine, tutti mestieri che ormai – ci dice Ohran – i francesi non vogliono più fare, e che d’altronde anche gli italiani non vogliono più fare, ma che sono indispensabili per il buon funzionamento di una società civile. Lavorano in nero anche da 10, 20 anni, poiché non hanno il permesso di soggiorno e poiché la legislazione francese non consente loro, pur dimostrando di essere sul suolo francese da lunghi anni, di ottenere la regolarizzazione. Senza “papier” non sei nessuno, non hai tutele, né garanzie, né assistenza sanitaria, non puoi costruire un futuro a te stesso e alla tua famiglia, senza “papier” sei un fantasma della società. Ebbene, in Francia, dove il fenomeno dell’immigrazione è molto più radicato che da noi, non più tardi di un anno fa, i Sans Papiers si sono organizzati in un vero e proprio movimento finalizzato all’ottenimento della regolarizzazione di tutti i clandestini di Francia. In tremila, hanno occupato un gigantesco edificio di Parigi che, a oggi, costituisce il loro quartier generale, dove convivono più di 25 diverse nazionalità. Al suo interno, hanno creato sale riunioni, uffici gestiti da volontari per il disbrigo di pratiche burocratiche o sanitarie, gruppi di lavoro, seminari, spazi ricreativi dove si esibiscono gruppi musicali e teatrali. Da questa sede, che hanno chiamato “Ministero della Regolarizzazione dei Sans Papiers” (ministero “ombra” del Ministero francese per l’Immigrazione), nascono settimanalmente tutte le loro iniziative che sono manifestazioni pubbliche, marce per le strade della città verso qualche Ministero o Municipio. A volte si affiancano e supportano le manifestazioni di altri lavoratori e, grazie alla loro consistenza numerica, riescono anche a prendere parola, diffondere il loro messaggio. Ultimamente organizzano anche marce “itineranti” nei paesi della cintura parigina, accompagnano altri immigrati alle c.d. “convocazioni-trappola”. Ohran ci ha spiegato infatti che molti di loro vengono convocati dalle prefetture con la scusa di essere regolarizzati, mentre poi vengono arrestati ed espulsi. Quindi, non ci vanno da soli, ma in gran numero. L’unione fa la forza, perché sono tanti, tantissimi, come ad esempio davanti alla redazione de La Parisienne per contestare la censura dei media al Movimento dei Sans Papiers, erano in settemila! Poi, una data storica: il 10 ottobre 2009, a seguito di una manifestazione di ben 12mila immigrati, arriva finalmente una prima vittoria: il Ministro ha richiesto di incontrare una loro delegazione, dando così un riconoscimento ufficiale al Collettivo dei Sans Papiers. Ma ancora non è sufficiente, i Sans Papier cercano il sostegno delle associazioni, dei partiti e dei sindacati e spesso si trovano a dover fare i conti con i loro voltafaccia e con l’indifferenza dei parigini. La loro è una battaglia importante che non potrà essere ignorata a lungo, nonostante i silenzi dei media, i tentennamenti delle forze al governo e all’opposizione. Per questo è stata indetta il 1° marzo 2010 la manifestazione “24 ore senza di noi” che si terrà anche in Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’immigrazione e sul significato e le ripercussioni positive che la regolarizzazione dei lavoratori immigrati potrebbe apportare nella vita di tutti i giorni di queste migliaia di persone.

A Pavia, l’appuntamento è lunedì 1° marzo alle ore 18 in Piazza Vittoria per la fiaccolata organizzata dalle associazioni Pavia Città Aperta e “Ci siamo anche noi” che si battono per tutelare i diritti degli immigrati lavoratori del nostro territorio. Noi del MoVimento 5 Stelle ci saremo in questa data speciale a supporto della dignità dei lavoratori immigrati e della tutela dei loro diritti. Perché una società civile deve necessariamente passare attraverso una politica di integrazione sociale degli immigrati che sono il valore (umano) aggiunto di un Paese sempre più alla deriva. Sans Papiers, non mollate!

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