Stradella-Voghera-Pavia-Milano: SOLA ANDATA


Pendolari VigevanoUna mattinata tipo sui nostri treni pendolari

Stamattina la tratta Stradella-Voghera-Pavia-Milano è stata una lunga via crucis per i pendolari del nostro territorio. Le segnalazioni raccolte dal Coordinamento Provinciale Pendolari (email coordinamento-provinciale-pendolari-pavesi@googlegroups.com ) iniziano ad arrivarci a decine già poco prima delle 8 del mattino, ritardi e treni soppressi sulla tratta, mancanza di informazioni da Trenitalia, confusione e disagio generale, ma la domanda che ognuno di noi legittimamente si poneva era: “Riuscirò ad arrivare in tempo sul posto di lavoro?” Per molti, moltissimi di noi la risposta è stata negativa.

Stazione di Pavia: i ritardi sono cominciati già con il treno 10894 delle 7.29 (in arrivo da Piacenza e diretto a Milano) arrivato a Milano con un ritardo di 15minuti e munito di pericolose “porte a ghigliottina”, come le chiamiamo in gergo noi pendolari, poiché queste porte all’arrivo si aprono e chiudono ritmicamente non consentendo il passaggio in discesa, mi sono meravigliata di non ricevere nessuna segnalazione di pendolari che ci hanno rimesso un braccio!

Proseguiamo con l’intercity delle 7.51 segnalato a Pavia con 10minuti di ritardo, a seguire il treno 2514 delle 8.01 – denominato “carro bestiame” per l’insufficienza delle carrozze che costringe metà dell’utenza a viaggiare in piedi – soppresso! A seguire, il treno locale 20258 delle 8.09 segnalato con 10minuti di ritardo. Che fare? Abbiamo atteso speranzosi che Trenitalia annunciasse per le centinaia di pendolari presenti ai binari che potessero salire sull’intercity delle 7.51 in ritardo, annuncio che è arrivato solo all’ultimo minuto quando il treno era già ai binari e, detto fra noi, saremmo saliti tutti ugualmente, tanto sapevamo che nessun controllore avrebbe avuto il coraggio di farsi anche solo vedere! Il problema è che questo treno era talmente pieno di pendolari che, alle porte d’ingresso di ciascuna carrozza, si era creata un carnaio tale da impedire a tutti di potervi salire. C’era l’avvocatessa che spingeva perché aveva udienza a Milano alle 9.30. Fuori! L’impiegato di banca che aspettava un cliente per le 9. Fuori! Lo studente che aveva lezione in Università. Fuori. A nulla sono valsi i nostri tentativi di stiparsi all’interno delle carrozze, lo spazio era materialmente insufficiente. Una ragazza a fianco a me si sentiva svenire, un uomo corpulento si sentiva in imbarazzo per occupare lo spazio che avrebbe permesso ad un altro pendolare di salire. Solidarietà verso chi rimaneva al palo e grande rabbia nei confronti di Trenitalia. Il viaggio inizia così, il treno non può fermarsi a prelevare anche i pendolari di Certosa e Villamaggiore. Fuori anche loro. Un miracolo l’arrivo a Milano, in ritardo naturalmente.

Ma siccome non c’è mai fine al peggio, chi è rimasto al palo a Pavia o vive in paesi come Stradella, Broni, Bressana, Pinarolo ed è stato costretto a prendere il successivo treno locale. Anch’esso pieno all’inverosimile. Giunge a Certosa di Pavia e li si ferma. Definitivamente. Annunci sonori avvisano i pendolari che devono scendere tutti dal treno per un guasto e salire sul successivo. Non è la prima volta che il 20258 si ferma a Certosa. Pare che quando il treno sia troppo pieno, a causa della pendenza nella stazione di Certosa, scoppi il tubo di compressione collegato alle porte e, per ragioni di sicurezza, vengono fatti scendere tutti. Oggi è capitato di nuovo, il carico era notevole ma se il treno non fosse stato una vecchia carriola, i pendolari sarebbero riusciti ad arrivare a Milano con un ritardo più contenuto. Il primo treno utile che passa è un intercity (656), sarebbe stata cosa buona e giusta farlo fermare straordinariamente a Certosa per raccogliere i pendolari, tanto era già in ritardo (30minuti!). Invece no, che aspettino al binario il prossimo treno e così tutti vengono fatti salire sul successivo regionale 2674 che ha portato un ritardo di 99 minuti. I pendolari sono arrivati a Milano alle 10, in condizioni disastrose.

Così viviamo tutti i giorni! Il problema è che la maggior parte di noi non ha scelto di lavorare a Milano, lo fa perché qui, nel nostro territorio, le possibilità occupazionali non ci sono. Il rischio è che per colpa di Trenitalia si possa perdere anche quello. E allora mi domando, nel frattempo, cosa stanno a fare le istituzioni: dov’è la formigoniana Regione Lombardia del fare? Chi si assume le responsabilità di controllare gli indici di affidabilità di una società, Trenitalia, che sta affossando la vita di centinaia di pendolari? Vogliamo delle risposte, e le vogliamo al più presto. Non siamo più disposti a tollerare questi gravi disagi e non molleremo.

Iolanda Nanni

Coordinamento Provinciale Pendolari del territorio pavese

 

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