Democrazia, mercati, Costituzione, M5S 1


di Salvatore Settis

Milioni di italiani hanno dichiarato col voto di non poter più seguire un PD il cui progetto si fonda sull’obbedienza al Volere dei Mercati (ripetendo fedelmente le giaculatorie di Monti). Negli ultimi decenni si è aperto un baratro fra i principi della Costituzione e le pratiche di governo. Nella Costituzione troviamo scritta la sovranità popolare, il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto alla cultura, il precetto di orientare l’economia secondo il PRINCIPIO SUPREMO dell’utilità sociale (cioè del BENE COMUNE). Possiamo dire, con Calamandrei, “LO STATO SIAMO NOI”. Lo Stato, NON i governi. Perché i governi hanno fatto il contrario: hanno smontato lo Stato, ridotto lo spazio dei diritti, svenduto le proprietà pubbliche, anteposto i profitti al pubblico interesse, promosso la macelleria sociale e la creazione di “generazioni perdute” di giovani. In nome di una concezione miserabile dell’economia come cieca obbedienza alle manovre della finanza, genuflessione ai mercati, concentrazione della ricchezza e impoverimento dei più, la democrazia è stata sospesa e mortificata. Politica è il pubblico discorso fra cittadini, che ha come fine la pubblica utilità, come regola la democrazia. Antipolitica è regolare le sfere vitali della comunità (economia, società, etica) sfuggendo alle regole della democrazia, ponendo l’impersonale supremazia dei mercati al di sopra di ogni istanza di giustizia, di libertà, di eguaglianza. I cittadini che protestano contro tanta violenza, hanno più voglia di politica di tanti che la fanno per mestiere, storditi dai tatticismi di partito. Questo è il senso del travolgente referendum sulla proprietà pubblica dell’acqua, questo è il senso del successo-tsunami del MoVimento 5 Stelle


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