Ius soli, emigrazione e caporalato 6


C’è qualcosa di schizofrenico nello sbandierare lo ius soli mentre, al contempo, si massacra il diritto al lavoro e si invitano i giovani italiani laureati ad emigrare, ma è ciò che sta avvenendo in Italia, e non da oggi. Le due questioni sono strettamente correlate: le politiche di progressiva de-industrializzazione per essere realizzate hanno bisogno di

1)      Giovani laureati che emigrano all’estero per non rimanere disoccupati: la nuova emigrazione dei talenti è una valvola di sfogo del disagio sociale.

2)      Immigrazione dequalificata e ricattabile (grazie al reato di clandestinità) da impiegare nel caporalato semi-schiavile delle imprese a bassa tecnologia ed innovazione (vedi il caso di Rosarno).

3)      L’introduzione di sempre maggiore precarietà per le giovani generazioni, spaccando l’Italia fra chi ha un lavoro dipendente “sicuro” da un lato e dall’altro una generazione di diseredati (grazie ai vari Treu, Biagi, Fornero) pronti a lavorare con paghe da fame.

La partitocrazia italiana ha venduto corpo ed anima al mondo dell’alta finanza che da decenni, per sopravvivere, dissangua l’economia reale. Ripercorriamo allora i vari passi verso la desertificazione della società italiana inaugurata da governi di centrosinistra: il Pacchetto Treu del 1997, con cui il precariato diviene legge. Sempre il governo Prodi, pochi mesi dopo, con la legge Turco-Napolitano (1998) apre i moderni lager dei Centri di permanenza temporanea e inizia il percorso che porterà alla criminalizzazione della clandestinità con la legge Bossi-Fini. Il lavoratore clandestino, minacciato dalla spada di damocle della denuncia penale, è legato mani e piedi al caporalato più feroce. Non è casuale che lo smantellamento del diritto al lavoro vada di pari passo con la persecuzione degli immigrati a norma di legge: si creano così due eserciti di lavoratori, giovani italiani senza quasi più diritti e stranieri clandestini per il caporalato. Sempre i primi governi di centro-sinistra e pseudo-tecnici nel frattempo avviano la svendita del patrimonio industriale italiano che viene preso, divorato e risputato dalla grande finanza e dai capitani coraggiosi amici di D’Alema & company (vedi il caso Telecom).

L’agghiacciante silenzio dell’ex Premier Monti di fronte alla domanda di un giornalista su cosa avesse da dire a un italiano pronto ad emigrare per farlo rimanere in Patria, va a braccetto con quanto scritto nero su bianco nel DEF 2013, il documento di programmazione economica del Governo Letta: “L’Italia ha bisogno di investire nei suoi talenti, e per questo la mobilità sociale e geografica diventano le migliori alleate, non solo all’interno del Paese, ma anche e soprattutto nel più ampio orizzonte del mercato del lavoro europeo e globale”. Tradotto dal politichese: “mobilità geografica non solo all’interno del Paese” significa: “cari giovani italiani invece di protestare e chiedere un cambiamento andatevene da questo Paese perché non avete e non avrete un lavoro. Tanti saluti e levatevi dai coglioni”. Quando un Governo invita i propri cittadini ad emigrare ha tradito la Repubblica.

Insomma il Governo Letta sbandiera lo ius soli mentre contemporaneamente “sollecita” i figli degli italiani ad emigrare. In perfetta coerenza con i disgraziati governi degli ultimi venti anni.

Tanto per non sbagliare nel ripetere sempre gli stessi errori, i nostri illuminati governi dei salvatori della Patria hanno vincolato la Repubblica a una serie di trattati capestro dagli esiti sociali devastanti: a partire dal Trattato di Maastricht fino al Fiscal Compact e al MES, per non parlare della cessione della sovranità economica a un sistema di banche straniere (la BCE). Come dice Mario Draghi: “il welfare europeo è morto. Non possiamo più permetterci di pagare la gente per non lavorare”. E se lo dice Draghi, i Letta/Monti/Papademos/Rajoy e collaborazionisti vari eseguono. Ce lo spiega in altri termini Roberto Fassina, viceministro dell’Economia targato PD: “se non puoi svalutare la moneta, devi svalutare il lavoro”. Missione compiuta, è dai tempi di Prodi che svendono le industrie, “svalutano” il lavoro precarizzandolo, criminalizzano gli immigrati per trasformarli in docili schiavi del caporalato, svendono la sovranità economica repubblicana.

Mentre lorsignori discettano di ius soli nei salotti televisivi, i Centri temporanei di accoglienza traboccano di prigionieri trattati come bestie e i clandestini si spaccano la schiena a Rosarno e nei moderni campi di sfruttamento, la disoccupazione giovanile esplode e i talenti fuggono dal Paese.

Lo ius soli è un tema che deve essere affrontato insieme alla questione sociale e del lavoro, per ricostruire da capo un sistema economico e sociale equo e sostenibile, al posto dell’attuale incubo senza futuro. Non ci sono diritti nella miseria: come sostiene Rodotà, dobbiamo ricostruire una società dei diritti con fondamenta economiche solide, e che garantisca il pieno impiego come ricordato ancora recentemente dai parlamentari M5S.

Il cambiamento arriverà perché lo stiamo costruendo tutti insieme, e quando arriverà saranno loro ad emigrare, e non più i figli degli italiani.


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6 commenti su “Ius soli, emigrazione e caporalato

  • beppecavallo

    Su questo punto sono in totale disaccordo col movimento 5 stelle, pur avendolo votato alle ultime elezioni. In ciò non differisce x niente dalle posizioni della Lega. E’ vero che sulla questione del caporalato si fonda la moderna economia della New Economy di stampo liberista. come è altrettanto vero che la NE costituisce la + macroscopica contraddizione della sinistra italiana: infatti mentre è stata soprattutto la sinistra a voler aprire ai nuovi mercati con l’allargamento della U E e a volere l’ingresso delle nuove potenze emergenti nel WTO. Tuttavia non bisogna dimenticare che è stata l’ultradestra economica ad approfittare della nuova situazione x mettere in riga i sindacati europei dando corso sfrenato alla globalizzazione selvaggia, che va seminando miseria in tutto il mondo. Cosicchè scontiamo pure la beffa di dover ricevere abbondanti prediche contro la finanza dei banchieri dalla destra politica, ad iniziare dalla Lega e dall’ineffabile Tremonti. Con simili contraddizioni non si va da nessuna parte. Capisco che i voti del M5S sono divisi a metà tra destra e sinistra, non vorrei che trasformino tutti in voti di destra. La storia purtroppo insegna.

  • Cesare Del Frate L'autore dell'articolo

    ciao Beppe forse c’è un fraintendimento: io non sono contrario allo ius soli, anzi. Dico solo che la questione va affrontata insieme a una revisione radicale delle politiche del lavoro nonché di riconquista della sovranità economica. Altrimenti diamo una cittadinanza svuotata. Inoltre bisogna abolire il reato di clandestinità e pensare anche ai figli di seconda generazione. Spero di aver chiarito!

    @beppecavallo

  • valerio

    Sarebbe più corretto dire che la desertificazione della società italiana è stata inaugurata nel 1981, ovvero dalla separazione tra Tesoro e Bankitalia. Poi, volendo, ci sarebbero le privatizzazioni/deindustrializzazioni propedeutiche all’ingresso in Europa con tutto quel che ne è conseguito.
    Accollare tutto al centro-sinistra è fuorviante, sebbene abbia contribuito ad accentuare il problema.

    Condivido in pieno l’assoluta necessità di ricostruire un sistema economico equo, sostenibile e pienaoccupazionecentrico di cui dobbiamo essere sovrani (quindi anche dal punto di vista della moneta).
    Condivido un po’ meno (per usare un eufemismo) la strategia del referendum sull’euro e il reddito di cittadinanza.

    L’altro giorno sul meetup ponevo il problema di andare oltre l’ambito locale. Questo articolo va proprio nella direzione cui auspicavo. Grazie.