LGH e A2A: una fusione dannosa per i cittadini 3


Pubblichiamo un’intervista del nostro portavoce Giuseppe Polizzi rilasciata al giornale Il Ticino, relativa all’acquisto del 51% della società LGH che l’azienda A2A ha proposto.

 

Lei è favorevole?
Allo stato attuale non possiamo essere a favore di una fusione che presenta tanti punti oscuri. Ciò che sappiamo è che  A2A è un colosso che ha chiuso in perdita i bilanci di questi ultimi anni e con il quale hanno già rifiutato di fondersi le partecipate pubbliche di Mantova, Monza e Verona e, notizia di oggi, che  il cda della holding bresciana Cogeme (Rovato), che detiene il 31,5% delle azioni LGH, ha respinto al mittente l’offerta vincolante con cui A2A voleva acquisire il 51% di LGH. Ricordiamo che per realizzare l’operazione di fusione è  necessario il parere favorevole di almeno il 70% di LGH. Al momento, dunque, la fusione è bloccata da questo parere contrario.

Sappiamo anche che non sono mancate polemiche in merito alla gestione di A2A di alcuni inceneritori.  Dunque, se la politica locale  è chiamata ad esprimere un parere in merito a un’operazione industriale che prevede la fusione di due società, dovrebbe  essere posta nelle condizioni di valutare costi e benefici nel modo più chiaro e trasparente possibile. Ribadisco, allo stato attuale, l’operazione presenta criticità e punti oscuri.

Quali sono a suo parere vantaggi e svantaggi?
A2A è una società quotata in borsa e come tale sarà soggetta  a scalate e acquisizioni da parte di chiunque, il cui controllo futuro, come ha sottolineato il nostro rappresentante in Parlamento Danilo Toninelli, potrà dipendere da alleanze tra privati, capaci di decidere per l’intera società, anche attraverso quote di azioni di minoranza. A chi risponderà la nuova società che nascerebbe da questa fusione? Di certo non ai cittadini, che potranno soltanto subire decisioni prese da altri, mentre la politica locale potrà allegramente lavarsene le mani.Da indiscrezioni certe il nuovo cda sarà composto da 13 membri (7 di A2A e 6 di LGH), anche il collegio sindacale  prevede la maggioranza di A2A, l’ad ad A2A con poteri di attuazione del piano industriale che modifica ed integra in autonomia (cioè potere totale), mentre  il presidente a LGH con poteri di audit interno, di reporting e di rappresentanza sul territorio (cioè il nulla). Le votazioni saranno a maggioranza semplice senza variazioni significative o a maggioranza qualificata per modifiche di voci specifiche riservate. Quindi cosa contiamo? Dov’è la difesa della governance per la tutela dei servizi al territorio?

 

Quali prospettive per il personale?
Su questo punto specifico non abbiamo la possibilità di esprimere un’opinione minimamente informata, poiché non conosciamo i termini dell’operazione e ignoriamo quali benefici e quali  certezze occupazionali vi siano  per i dipendenti di LGH,  e le ricadute che  questo processo implicherà  per Pavia e il suo territorio. Ci chiediamo che capacità avrà l’Amministrazione Comunale di Pavia, che detiene una partecipazione di circa il 16% di LGH tramite ASM, di  intervenire nei futuri piani industriali della nuova società? In che territori verranno dirottati i nuovi investimenti? La nostra posizione è chiara, rifiutare  proposte  che nascono all’insegna di opacità e che non danno sufficienti garanzie.

 

Quali prospettive per gli utenti?

Diciamo che manca l’evidenza pubblica di tale operazione, e ciò crea allarme per la tutela degli utenti, che in genere sono quelli che pagano il conto finale di operazioni di questo tipo.  D’altra parte, la formazione di enormi aggregazioni multiservizi contraddice alle fondamenta persino le stesse ‘leggi’ del mercato: è evidente infatti che se il mercato si basa sulla concorrenza, la presenza di un unico operatore all’interno di un vastissimo territorio rende ridicola ogni ipotesi concorrenziale. Vi sono già ora operatori di grandissime dimensioni in Italia: A2A, IREN, HERA, ACEA; tutti hanno già al proprio interno fette più o meno pesanti di privati (che dettano legge tramite i patti parasociali), molti dei quali sono banche e fondi di investimento. Questi grandi operatori storicamente si guardano bene dal farsi vicendevole concorrenza gareggiando tra loro nell’offrire servizi di migliore qualità (o almeno, ipotesi deteriore, di prezzo inferiore). Risulta molto più conveniente spartirsi da buoni amici il territorio, come dimostrano le indagini e le conseguenti sanzioni inflitte ad essi nel corso degli anni.

Un’azienda quotata in borsa deve prima di tutto tenere buoni gli investitori e gli azionisti, non dare un buon servizio, non assicurare un diritto ai cittadini. Deve vendere, vendere, vendere servizi. Non solo: deve di continuo “rilanciare” facendo fusioni e mangiandosi altri soggetti (come LGH)

 

Ma soprattutto per i cittadini clienti?

La domanda fondamentale a cui dare risposta è proprio questa: quale sarà il potere dei cittadini/clienti in questo nuovo assetto? Oggi più che mai si pone la questione di rendere il cittadino/cliente partecipe, per mezzo delle istituzioni amministrative e territoriali,  della funzione di indirizzo e di controllo delle scelte gestionali delle aziende che erogano servizi pubblici. Noi del Movimento 5 Stelle di Pavia vogliano ribadire con forza un punto  irrinunciabile, vale a dire l’assoluta necessità di mantenere in mano pubbliche  la gestione dell’acqua, dei rifiuti, la distribuzione del gas e delle risorse energetiche di qualsiasi natura esse siano. Non siamo contrari a investimenti e a nuovi assetti societari per principio, ma questi devono sempre avere un governance  pubblica, che risponda a criteri di efficienza e di trasparenza e che abbia come obiettivo il bene comune e il cittadino. All’interno di LGH ci sono alcuni servizi essenziali, a partire da quelli ambientali, che determinano pesantemente la qualità della vita dei cittadini e della comunità nel suo complesso. Già ora LGH, pur essendo totalmente in mano a soggetti pubblici, è gestita in base a una filosofia di fondo che privilegia nettamente il profitto, l’acquisizione di nuovi mercati ed “asset”, l’acquisizione di nuovi clienti, l’espansione nei settori già praticati rispetto ad elementi che invece un servizio pubblico dovrebbe mettere sempre al primo posto, vale a dire la qualità del servizio, l’accesso universale ai beni ed ai servizi, la trasparenza e la partecipazione non solo nei confronti dei cittadini ma persino nei confronti dei soggetti pubblici che hanno creato e posseggono – anche se indirettamente – la società. La cessione di LGH ad A2A, azienda enormemente più grande, già quotata in borsa, moltiplicherebbe per cento questi gravi difetti e renderebbe del tutto impossibile in futuro, a fronte del peggiorare delle cose, riportare nelle mani dei sindaci il controllo sulle politiche aziendali.

 

Giuseppe Polizzi per Il Ticino

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