Logistica a Pavia


Simone Verni – Consigliere Regione Lombardia MoVimento 5 Stelle

SULLE LOGISTICHE BOSONE E ALCUNI ESPONENTI DEL PD SOSTENGONO RIGIDI MODELLI VAGAMENTE IDEOLOGICI, PIUTTOSTO CHE DIFENDERE UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

Le dichiarazioni di Bosone e alcuni esponenti del PD locale pubblicate oggi su La Provincia Pavese mi lasciano basito.

È evidente che alla base ci sia la questione dell’assenza di programmazione a livello provinciale che lascia carta bianca ai singoli Comuni disseminati sul territorio provinciale, ma così non si può più andare avanti e ciò non può nemmeno essere un pretesto per non prendere una posizione chiara.

Numerose e maggioritarie sono le posizioni espresse contro le proposte di insediamento delle nuove logistiche: comitati di cittadini che abitano nei territori interessati, Associazioni, Sindaci si oppongono con decisione alla propagazione indiscriminata di nuovi insediamenti logistici; persino CNA ha recentemente denunciato che da anni è in corso il consumo di suolo senza reali ricadute occupazionali.

Di recente abbiamo anche assistito allo sciopero nazionale dei lavoratori Amazon.

A Chignolo Po, come in altre logistiche del territorio Pavese e limitrofo, assistiamo da tempo a gravi vertenze sindacali, chiusure e riduzione del livello occupazionale.

La provincia di Pavia annovera quasi il 10% delle aree dismesse della Lombardia. Emblematico il caso di Bressana Bottarone che vede sul proprio territorio logistiche dismesse e capannoni abbandonati a risposta dei quali si presenta, incuranti, una nuova proposta di un enorme insediamento logistico a circa 3 km di distanza.

La promessa dei posti di lavoro, l’unico aspetto favorevole all’apertura di nuove logistiche, oltre ad essere decisamente debole nel merito è anche assolutamente insufficiente a fronte delle gravissime ricadute che tali impianti generano a livello di consumo di suolo vergine, di considerevole aumento del traffico (a reale danno della rete infrastrutturale), di grave aumento dell’inquinamento e, quindi, a danno della salute dei cittadini pavesi.In tutto il mondo, Italia compresa, sta crescendo sempre più la consapevolezza dell’importanza della transizione ecologica, motore di sviluppo e progresso sostenibile, mentre qui in provincia di Pavia c’è ancora chi è rimasto fermo al secolo scorso, assolutamente privo di visione orientata al futuro, incapace di pretendere qualità e sicurezza, pronto a svendere a basso prezzo prezioso territorio vergine in un’area dove l’agricoltura dovrebbe essere il fiore all’occhiello.

Senza contare che nel 2020 proprio in Regione Lombardia, che non è mai stata un faro di lungimiranza in ambito ambientale, si è promulgata una nuova legge sulla rigenerazione urbana, a salvaguardia del consumo di suolo.

Bosone (come alcuni altri esponenti PD) non può dire che “tutti condividono gli orientamenti del PD su ambiente, sviluppo sostenibile, lavoro e recupero delle aree dismesse” (…) “e che negli ultimi 30 anni (dei quali alcuni proprio Bosone era Presidente di Provincia) troppe logistiche siano sorte senza programmazione” e contemporaneamente dire che “la discussione sul polo di Trivolzio resta aperta”, perché si contraddice.

Idem il panegirico sullo status quo e la capacità di governare i processi, perché cedere alla realizzazione di queste nuove logistiche su terreno vergine (Vidigulfo, Trivolzio, Casatisma) significa proprio essere incapaci di saper governare i processi.

Tutti condividono quando Bosone dice che “la sostenibilità ambientale e la sostenibilità socio-economica debbano marciare di pari passo” ed è proprio per questo che le nuove proposte di insediamento logistico, su territorio vergine strappato all’agricoltura, non possono che essere rigettate, perché non sono né ambientalmente, né socio-economicamente sostenibili, in quanto le debolissime ricadute occupazionali saranno superate dalle gravissime ricadute in termine di consumo di suolo, di aumento di traffico e di inquinamento a danno della qualità della vita e della salute di tutti i cittadini.

Mi auguro che il PD non si chiuda in difesa dei “rigidi modelli vagamente ideologici” sostenuti da Bosone, Emanuele M. Corsico Piccolini, Barbieri, Mazza e Cintorrino e che piuttosto voglia “trovare le migliori soluzioni di sviluppo, appunto, sostenibili”.

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